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Adele Ceraudo | Torna alla homepage

BIOGRAFIA

Adele Ceraudo nasce a Cosenza nel 1972 e trascorre l’infanzia tra Catania e Messina.

Diplomatasi al Liceo Artistico, frequenta la facolta’ di architettura a Firenze, lavorando nel frattempo come grafica, illustratrice ed attrice.

Successivamente frequenta corsi di restauro dei beni architettonici fra Roma e Firenze, e finalmente nel 2007 prepara la sua prima personale a Cosenza presso la galleria Le Muse, per poi trasferirsi definitivamente a Roma e dedicarsi appieno al disegno e al cinema.

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Le visioni di Adele Ceraudo si spogliano di ogni vestito, di ogni convenzione, si denudano di ogni formalità. E rivestendosi di puro inchiostro - quello della penna a sfera - confessano un’interiorità affascinante e travagliata, che ammalia, cattura e ipnotizza, esprimendosi attraverso un’irrefrenabile vitalità del segno, una magistrale padronanza del tratto. Un tratto incessantemente indagatore che, nel riprodurre un semplice dettaglio anatomico, dall’epidermide s’insinua nella carne per liberare le profondità dell’anima. Così i volti delineati dalla Ceraudo - anche solo accennati - le fisionomie perfette e i corpi da lei disegnati - belli fino allo struggimento - nel mostrare sé stessi raccontano pause, tensioni, spasmi impalpabili: nodi emozionali inestricabili, vibranti di un’energia silenziosa e raffinata.

Sono visioni mirate di un corpo reale, al contempo sublimato e rivissuto, inteso non solo come espressione innegabile dell’essere, ma soprattutto come “luogo della memoria, come cicatrice pulsante delle ferite inflitte, inevitabilmente, dal dipanarsi della vita”.

Adele e Giulia (“acerba, affusolata e fanciullesca”, come la vede l’artista) - affiancate da Riccardo, unico uomo di questa serie (“puro e sensuale … dark”) - sono le protagoniste assolute di queste diciassette matrici. Primedonne eclettiche, giocano a travestirsi, a calarsi in ruoli differenti impersonando identità altre. Basta una posa o un gesto, apparentemente inconsapevoli, o un’occhiata complice a chi guarda il foglio, e Adele diviene Altea, Artemide o Aurora, come Giulia interpreta Gilda, Gea, Gemma o ancora Grazia - e via dicendo. Prestando di volta in volta un dettaglio della loro fisicità (il labbro, la schiena, una spalla) all’istante del ritratto, le due muse animano una corporeità ogni volta nuova, seducente e tormentata, che abbandona l’individuale per farsi universale. Una corporeità problematica che aderisce alla quintessenza stessa dell’essere femminile.

Adele Ceraudo trasmette nei suoi disegni, sempre e prima di tutto, una donna forte, un’identità vincente, impositiva e carismatica

Nudo di Luce (realizzato in collaborazione con Baldo Diodato), Classica, Déjà vu, Autoritratto: è in queste opere che la visione - già ipnotizzante nel formato ridotto della matrice – esplode tutta la sua dirompente sensualità, una volta rotti gli argini della dimensione e fatta propria la potenzialità della grande tela.

E’qui che l’immagine si impossessa finalmente dell’oro e del rame, “per colmare, per sperimentare” - spiega la disegnatrice. E’qui che la forma si accende di rosso, per fagocitare l’emozione del colore, e si impreziosisce come un gioiello incastonandosi in lastra di plexiglass.

La spiritualità della linea si fonde con il vigore plastico della materia - sapientemente applicata in tecnica mista - e la portata semantica dell’icona donna si rivela in declinazioni inedite, insospettate, esprimendosi in un personalissimo chiaroscuro, smaltato di riflessi opalescenti

Geraldina Polverelli

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